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Telefonata Putin-Macron. Discorso programmatico di Draghi a Strasburgo sulla Ue e la pace. Ancora evacuazioni a Mariupol? Scontro nel governo su superbonus ed inceneritore di Roma

I due fatti che hanno segnato la giornata di ieri vanno nella stessa direzione: l’Europa è ancora in prima fila nel tentativo di arrivare quanto prima ad una pace negoziale. Quali sono i due fatti? La lunga conversazione fra Vladimir Putin ed Emmanuel Macron, durata più di due ore, e l’importante discorso del presidente del Consiglio italiano Mario Draghi al Parlamento europeo. Insieme alla Germania, Francia e Italia vogliono infatti che l’Unione Europea non perda la sua natura di soggetto che lavora per la pace. Il nostro capo del governo è andato oltre, disegnando quella che La Stampa chiama stamane “la dottrina Draghi” e che Avvenire apprezza come il vero discorso sul futuro della Ue: autonomia della Difesa comune e nuove regole di solidarietà economica fra i 27 Paesi membri. È un disegno ambizioso, in qualche modo accelerato prima dalla pandemia e ora dalla guerra alle porte.

Sul conflitto, nel dialogo fra Parigi e Mosca, sono riemersi i nodi di sempre ma Putin non ha escluso la possibilità di tornare ad una trattativa con gli ucraini, aprendo uno spiraglio importante. Anche se, sempre ieri, il premier inglese Boris Johnson è sembrato prendere la direzione opposta, video-collegandosi con il Parlamento di Kiev e incitando ancora alla “vittoria”. La lontananza di Londra dall’Europa tende ogni giorno ad aumentare anche in questa crisi bellica. Dal territorio ucraino gli inviati di guerra riferiscono che a Mariupol ci potrebbero essere ancora dei civili da evacuare dall’acciaieria Azovstal. Oggi si farà un altro tentativo. Mentre l’avanzata dei russi nel Donbass va a rilento. La battaglia su Odessa per ora si svolge in cielo: fra missili russi e intercettazioni, come racconta Nello Scavo su Avvenire.

Reazioni positive e interessate da Mosca all’intervista di ieri del Papa al Corriere della Sera. Mentre Vittorio Feltri su Libero consiglia Francesco di non andare da Putin. Brutta la presa di posizione dell’ideologo putiniano Alexandr Dugin, intervistato da QN, secondo cui l’Anticristo è l’Occidente e papa Francesco è irrilevante. Intelligente commento da condividere in toto quello di Alberto Negri sul Manifesto che torna sulla folle intervista del Ministro degli esteri russo Serghei Lavrov a Rete 4: il capo di un’antica diplomazia si è ridotto alla propaganda più becera.

Le vicende italiane raccontano di una forte tensione fra Draghi e i 5 Stelle per due questioni: il superbonus del 110% che il governo vorrebbe abolire e il termovalorizzatore di Roma (Gualtieri conferma oggi a Repubblica che si farà). Annalisa Cuzzocrea sulla Stampa arriva ad ipotizzare un voto anticipato in autunno, ma i tempi, al di là del conflitto in Ucraina, sono già molto stretti perché va fatta una legge elettorale prima delle consultazioni.

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