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Il presidente del Consiglio Mario Draghi è intervenuto ieri al Forum interreligioso del G20 che si teneva a Bologna. Tommaso Ciriaco per Repubblica.

«L’afa avvolge il Forum interreligioso del G20. Dal podio del salone del Podestà di Bologna, Mario Draghi sceglie parole durissime contro il fanatismo. E rispolvera concetti nettissimi per sostenere la necessità di evacuare i profughi bloccati a Kabul dal regime talebano. «Dovere dell’Occidente e dell’Europa – dice – è la tutela di chi decide di lasciare l’Afghanistan. L’Ue non deve ignorare il dramma di queste persone, né la portata storica di questi eventi». Di più: «Come comunità internazionale abbiamo un obbligo morale verso un Paese in cui siamo stati per venti anni ». La missione in Emilia Romagna dura un intero pomeriggio. Il presidente del Consiglio partecipa assieme a Romano Prodi, al segretario dem Enrico Letta e all’arcivescovo Matteo Zuppi alla cerimonia di intitolazione dell’aula magna della Bologna Business School a Beniamino Andreatta, che Draghi aveva conosciuto agli inizi della sua carriera universitaria. Ma il passaggio politicamente più denso è quello del Forum delle fedi. Dopo aver condannato i frutti dell’estremismo religioso – che siano gli attentati dell’Isis, gli atti terroristici compiuti in nome del suprematismo bianco o cristiano, o le manifestazioni di antisemitismo – rilancia sui corridoi umanitari. Stentano a essere costruiti. Ma il premier insiste, sfidando l’Europa. «L’Italia – ricorda – ha aiutato 5 mila afghani a fuggire. È stato uno sforzo significativo, che non può esaurirsi ora». Il ragionamento è ovviamente più ampio. Incrocia la necessità di dotarsi di un approccio comune sul dossier dei migranti. L’obiettivo è mettere ordine nei flussi provenienti dal Nord Africa e anche in quelli che seguono la rotta orientale. «Per anni – sottolinea Draghi – l’Unione è stata incapace di costruire un approccio comune sul tema migratorio, e in particolare sulla distribuzione di chi arriva e chiede asilo. Dobbiamo dimostrare di essere all’altezza di questa crisi e dei valori che diciamo di rappresentare». I passaggi chiave per superare lo stallo sono due. Il primo è l’eventuale G20 straordinario sotto la presidenza italiana, a cui Draghi continua a lavorare, non senza grosse difficoltà. Qualcosa di concreto si attende dalla riunione dei ministri degli Esteri dei Venti, immediatamente dopo l’assemblea generale delle Nazioni Unite. Ma non basta. Perché a Bruxelles si gioca anche un’altra sfida. Draghi spera nel Consiglio europeo del 21 e 22 ottobre, quello in cui ha chiesto di mettere all’ordine del giorno la discussione sulla riforma delle politiche migratorie. I sovranismi dell’Est Europa e la campagna elettorale del dopo-Merkel rendono il compito assai difficile, anche se in un messaggio inviato al forum italo- tedesco di Cernobbio il presidente del Consiglio si mostra ottimista: «Un’Europa più forte dal punto di vista economico, diplomatico e militare è il solo modo per avere un’Italia più forte e una Germania più forte». Il messaggio sulla difesa comune non è casuale. Roma e Parigi premono per un approccio concordato sulla sicurezza, al pari di quello sui migranti. Intendono promuovere l’accoglienza dei richiedenti asilo che transitano dalla Libia e favorire quote Ue di migrazione regolare. Non sarà facile, ma l’obiettivo si incrocia con il nodo dei corridoi umanitari per chi vuole fuggire dall’Afghanistan, attraverso la mediazione dell’Unhcr. Obiettivi complessi che il premier comunque non abbandona. Assumendosi anche l’onere, lascia intendere, di scelte difficili: «Le cose vanno fatte perché si devono fare – dice – non per avere un risultato immediato. Andreatta non esitò a prendere decisioni necessarie, anche quando impopolari».