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Valeria Pacelli sul Fatto commenta l’intervista del Procuratore capo di Milano Greco al Corriere di ieri, sotto il titolo eloquente: C’era una volta Mani Pulite: Greco accusa, Davigo querela.

«L’ex consigliere del Csm ha infatti mal digerito le parole di Greco nell’intervista di ieri al Corriere della Sera. Il procuratore traccia un bilancio della sua esperienza ormai agli sgoccioli (a novembre andrà in pensione) nella Procura di Milano, parlando per la prima volta di quei verbali di Piero Amara, ex legale esterno dell’Eni, consegnati dal suo sostituto Paolo Storari a Davigo, allora consigliere del Csm. Si tratta degli interrogatori in cui Amara rivela l’esistenza di una presunta loggia denominata “Ungheria”, della quale, a sua detta, facevano parte magistrati, avvocati, politici e imprenditori. Quello che sta andando in scena a Milano è dunque uno scontro, i cui protagonisti (Storari, Greco e Davigo) sono tutti magistrati perbene e di grande esperienza: ognuno però dà una propria versione di ciò che è accaduto intorno a quei verbali, arrivati anche nelle redazioni di due quotidiani, Il Fatto e Repubblica (per la Procura di Roma la “postina” sarebbe stata l’ex segretaria di Davigo, ritenuto estraneo alla vicenda). Partiamo dunque da Greco. Al Corriere lo dice chiaramente: “Aver fatto uscire dal perimetro del segreto investigativo dei verbali secretati è un atto irresponsabile”. Poi la stoccata a Davigo: “L’uscita era nell’interesse di Davigo che non si è preoccupato assolutamente della sorte del procedimento e quando ha lasciato il Csm quei verbali li ha abbandonati. Fatto imbarazzante”. Ma perché Storari consegna all’allora consigliere Csm i verbali di Amara? Al Corriere il 24 luglio Davigo aveva spiegato: “Nell’aprile 2020 Storari mi descrisse una situazione grave, e cioè che a quasi 4 mesi dalle dichiarazioni di Amara su un’associazione segreta i suoi capi non avevano ancora proceduto a iscrizioni, che il codice invece richiede ‘immediatamente’. Per evitare possibili conseguenze disciplinari, gli consigliai di mettere per iscritto” la sua richiesta di procedere subito all’iscrizione. L’inerzia investigativa, nella versione di Storari al Csm, è diventata una preoccupazione e una divergenza di vedute con i suoi capi. Per Greco però “nessun sollecito, nessun contrasto, nessuna inerzia è emersa perché non c’è mai stata. Anzi è stato il sottoscritto a sbrogliare la questione delle iscrizioni imponendo quella di Amara e dei suoi sodali per Ungheria, mentre Storari le aveva volontariamente omesse”. Storari però avrebbe consegnato ai pm di Brescia le e-mail in cui chiedeva ai capi di iscrivere. Una volta ricevuti i file word dei verbali da Storari, Davigo preoccupato, informa – vincolandoli al segreto – alcuni membri del Csm. Ma in modo informale. “Se la procedura da seguire non consente di mantenere il segreto, allora non si può seguire”, ha infatti spiegato l’ex consigliere. Che, come ha ricostruito, ne parlò con alcuni membri del Csm, con il vicepresidente David Ermini e con il pg di Cassazione Giovanni Salvi: “Nessuno si è sognato di dirmi di formalizzare”. Ieri Greco ha attaccato Storari anche sulle modalità in cui informò Davigo. “Si seguono le regole e si mette tutto per iscritto. Storari non ne ha rispettata nessuna. E quando si agisce senza un protocollo, puoi variare la doglianza a seconda del bisogno, e il consigliere del Csm può diffamare, così come è successo, senza che ci sia la possibilità di una replica dell’interessato. La consegna clandestina infatti ha consentito di costruire una narrazione totalmente priva di riscontri”. E ancora: “Quando i magistrati violano le regole che agli altri si impone di rispettare, è un fatto gravissimo e pericoloso”. Insomma per Greco quella di Storari è stata “una coltellata alla schiena”: “Ha tradito anche la fiducia della collega (l’aggiunto Laura Pedio, ndr), ha messo in difficoltà tutte le Procure (Roma, Perugia, Catania, Reggio Calabria, Potenza e Firenze) con le quali collaboravamo in coordinamento investigativo mentre i verbali ‘circolavano’ per Roma”. Versioni diverse che insieme alla lettera di solidarietà a Storari firmata da 56 magistrati su 64 consegnano l’immagine di una Procura spaccata, mentre Storari continua a lavorare nel proprio ufficio, dopo che il Csm ha rigettato la richiesta di Salvi di trasferirlo altrove. E in questa Milano lacerata, la querela di Davigo a Greco può rappresentare la rottura definitiva di ciò che fu Mani Pulite».

Al vetriolo Vittorio Feltri su Libero, che sancisce la fine del pool e sottolinea la figuraccia della Procura di Milano:

«Ieri Milena Gabanelli, giornalista televisiva talmente brava da essere scomparsa dal video e ricomparsa sul Corriere della Sera, che le affida la compilazione di paginate tipo lenzuola, ha intervistato il procuratore capo di Milano, Francesco Greco. Un fiume di parole, tra domande e risposte, nel quale sono annegato, pur avendo io superato brillantemente le scuole dell’obbligo: non ho capito un tubo. A me Greco fa simpatia forse perché è di Napoli, città che amo, è un magazzino di cultura, essendo stata la capitale della sapienza europea fino al 1800, poi si è incasinata per vari motivi e ora brilla soprattutto per la camorra, criminalità organizzata tra le più sgangherate del mondo. Il magistrato di cui discettiamo è di sicuro una persona perbene, ma il fatto di indossare la toga probabilmente a lungo andare gli ha annebbiato un po’ la vista. Certe cose forse gli sono sfuggite, per esempio l’inchiesta su presunti reati commessi da Eni, che si è conclusa dopo anni e anni di chiacchiere in nulla di fatto. Assoluzione di tutti gli imputati. Una vicenda giudiziaria trasformata in una commedia dell’assurdo degna di Ionesco. Sono convinto che don Francesco non abbia alcuna responsabilità su questo episodio, in apparenza esilarante e in pratica sconvolgente. Però mi pare che nel suo insieme la grande procura Milanese, descritta come la più preparata d’Italia, abbia rimediato una gigantesca figura di merda. Sorvolo per carità di patria sulla loggia Ungheria e sull’illustrissimo Piercamillo Davigo, coinvolto nella danza macabra per motivi che ignoro. Tutto questo rebelot ha distrutto la fiducia degli ambrosiani nell’ordine giudiziario benché costoro, quanto me, non abbiano ancora compreso che cosa in realtà sia successo nei piani alti del Palazzo di Giustizia. Iniziando a leggere il pistolotto della Gabanelli speravo di esserne illuminato, invece, giunto all’ultima riga della articolessa, confesso di essere rimasto all’oscuro di tutto. Ne so meno di quanto conoscessi prima di questa storia ingarbugliata. Non importa. Alla fine dell’anno Greco andrà in pensione e si toglierà un peso dallo stomaco. E noi poveri tapini tireremo un sospiro di sollievo senza un vero perché, ma lo tireremo lo stesso. Milano è la città più efficiente del Paese e si merita una procura decente almeno dal punto di vista estetico».

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