Sponsor by

Il destino della guerra si decide sulla sorte dei reduci del battaglione Azov. Si sono arresi ma ora Mosca li vuole giustiziare. L’Eni paga il gas in rubli. Helsinki vota per la Nato. La Marin a Roma

Il destino incerto dei miliziani del battaglione Azov che si sono arresi ai russi fotografa lo stallo della guerra. È chiaro che per Mariupol c’è stato un negoziato per risolvere la crisi con tre protagonisti: il governo russo, il governo ucraino e i combattenti asserragliati dentro da due mesi (che si sono arresi dopo aver annunciato di avere obbedito a Volodymyr Zelensky). Adesso c’è da capire se questo compromesso a tre è l’inizio di un processo che porti verso il cessate il fuoco. Oppure se il conflitto si inasprisce. Per Giorgio Ferrari su Avvenire “qualcosa è cambiato”. Ma ora la magistratura di Mosca vuole processare i reduci dall’acciaieria e il Parlamento russo impedirne lo scambio con prigionieri russi nelle mani di Kiev, perché “terroristi”. Il Manifesto gioca con le parole e lo “stal” dell’acciaio diventa lo stallo delle trattative e della guerra. Per Domenico Quirico i miliziani sono stati saggi nell’accettare la richiesta di Zelensky di arrendersi, ma l’ambiguità resta: “È l’idea egoista di cercare la bella morte, che è un’idea fascista”, scrive oggi sulla Stampa. “Il vero sacrificio eroico è semmai rinunciarvi per salvare quelli, donne vecchi e bambini, che l’eroismo non lo hanno scelto”. Se i miliziani fossero giustiziati a Mosca, ci sarebbe una sollevazione mondiale di fronte al doppio gioco di Vladimir Putin. E la domanda è: se la volontà di Mosca era di ucciderli, perché i soldati russi non hanno fatto irruzione nell’acciaieria di Mariupol?

Sul fronte della Nato proseguono le trattative, sotto traccia, fra la Turchia e gli Stati Uniti per arrivare al necessario sì di Ankara all’ingresso di Svezia e Finlandia. Oggi la premier finlandese Sanna Marin sarà in visita a Roma, proprio mentre i due Paesi nordici sono arrivati agli ultimi passaggi di approvazione dell’adesione. Il Parlamento di Helsinki ha votato proprio ieri, a stragrande maggioranza, a favore dell’ingresso nella Nato. Un’altra sconfitta di immagine per il regime russo, che infatti ora minimizza, dopo le prime minacce, la portata dell’evento.

L’Eni, dopo uno scambio di lettere col nostro Governo, ha aperto i conti correnti in euro e in rubli per i pagamenti del gas russo a Mosca. Diciamo la verità: Bruxelles ha costruito delle regole sull’embargo, che poi ha trovato il modo di aggirare, con la complicità dei russi. Facendo gli interessi della Germania e dell’Italia, anzitutto. Ciononostante, secondo Antonella Scott del Sole 24 Ore, l’economia russa rischia comunque un tracollo nel secondo e terzo trimestre: non riuscirà a resistere allo stop delle importazioni dall’Occidente, decise dalla Ue. Eugenio Occorsio su Repubblica segnala un accordo degli Usa con l’India che per ora ha sbloccato le esportazioni di grano. Anche l’emergenza alimentare si preannuncia drammatica nei prossimi mesi.

Va avanti il progetto di una marcia non violenta in Ucraina da parte di 35 associazioni italiane: la data buona potrebbe essere l’11 luglio, giorno di San Benedetto, patrono d’Europa. Instant book di Vita dall’eloquente titolo: Da pacifisti a pacificatori.

In Italia acque agitate in politica su molti fronti. A sinistra sale la tensione fra Pd e 5 Stelle. Ieri nella riunione di direzione dei Dem, si è affacciata l’ipotesi di varare una legge elettorale proporzionale, che darebbe maggiore libertà di movimento alle varie formazioni. Liti pesanti nel centro destra: la prima causa sono le liste siciliane, ma, anche qui, la tensione fra alleati è palpabile. Paolo Gentiloni da Bruxelles intanto raccomanda al nostro governo: “Basta con i bonus”.

50 anni ieri dall’omicidio del commissario Luigi Calabresi. I ricordi e le cerimonie si sono conclusi con una bella serata al Teatro Gerolamo di Milano, organizzata dai familiari, in cui oltre a loro hanno parlato Paolo Mieli e la ministra Marta Cartabia. L’intervento della ministra è pubblicato oggi dalla Stampa. Sul Foglio Giuliano Ferrara parla di “quattro verità” sulla vicenda. Oggi, tragica ironia della storia, a Parigi c’è un’udienza per l’estradizione del condannato Giorgio Pietrostefani, per anni latitante in Francia, che ha ormai 78 anni.

Sponsor by