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I cattolici devono aspettarsi fiumi d’inchiostro diffamanti il Vaticano e la Chiesa cattolica nei prossimi giorni, visto che sta per iniziare il processo del secolo contro la corruzione oltre Tevere. È il prezzo della trasparenza voluta da Francesco. Chi legge oggi La Verità ha un assaggio della cosa. A conforto invece di chi spera in un vero rinnovamento anche nelle finanze vaticane, ecco una notizia “tecnica” del Sole 24 Ore di oggi.

«Cala l’uso del contante in Vaticano. Nel 2020 le dichiarazioni fatte alla Gendarmeria segnalano che i rotoli di banconote – ma anche gli strumenti negoziabili al portatore (per valori superiori a 10 mila euro) – sono sempre meno: poco più di 14 milioni tra ingressi e uscite, valore dimezzato dai 33,5 del 2016. Emerge dal Rapporto Asif, autorità di controllo sulla finanza, presieduta da Carmelo Barbagallo ,che lo scorso anno ha inviato 16 rapporti all’autorità giudiziaria della Santa Sede, a fronte delle 89 segnalazioni ricevute (85 dallo Ior). Il tema del contante era molto sentito dentro le mura vaticane: nel 2013 fu proprio uno scandalo per valigette piene di contanti che viaggiavano avanti e indietro a innescare un forte ricambio da parte del Papa. Intanto ieri si è riunito il Consiglio per l’Economia per approvare il bilancio consuntivo della Santa Sede e approfondire la politica di investimenti, una riflessione condotta da Eva Castillo Sanz, supermanager spagnola cooptata da Bergoglio dentro gli organismi vaticani».

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