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concorsi-vigili-urbaniScoperto a Milano un “ufficio parallelo” a quello dei vigili urbani, che si occupava dell’amministrazione delle sanzioni.
Secondo la Repubblica, la clientela di quest’ufficio parallelo antimulte era variegata: dal bar panetteria di via Solferino che aveva quattro parcheggi in zona a traffico limitato, a un portinaio di corso Buenos Aires. L’ideatore di questo bussiness, Damiano Borchielli, ha già subito una condanna in primo grado a sette anni per corruzione plurima. In cambio del 30% dell’ammontare della multa comminata, interveniva sui database del comando di via Friuli, manometteva dati, impugnava contravvenzioni. E a quei sette anni di carcere, ora, potrebbero aggiungersi un altro anno e mezzo per episodi più recenti: abuso d’ufficio e falso in atto pubblico, le nuove accuse. Insieme all’indomabile Borchielli che avrebbe continuato la sua attività anche mentre era indagato, ci sono altri dodici imputati. Nel 2010 gli investigatori intercettano Borchielli al telefono con la compagna mentre spiega come ha fatto annullare – tra le altre – le multe a una società di auto di lusso a noleggio, la Planet. A fine 2010 il vigile è contattato da un altro imputato – Roberto Squillace – ed intercettato: «Damiano, io ti chiamavo per questa cosa qua. Io c’ho qui il mio portinaio che negli anni deve aver accumulato qualche multa. Se ti do la targa riesci a verificare?» Borchielli è una garanzia: «Ascolta, mi porti tutte le targhe e ti sistemo tutto quanto, anche quelle scadute». Mercoledì prossimo, al termine delle arringhe, la sentenza stabilirà la bontà di queste accuse.

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