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Le accuse sono di abuso d’ufficio e di peculato. La fornitura di mascherine è considerata “pericolosa per la salute” e la Finanza sta sequestrando in tutta Italia un lotto da 800 milioni di mascherine arrivate in Italia a inizio pandemia. Andrea Ossino per Repubblica.

«È il più grande sequestro di mascherine messo a segno in Italia. Praticamente quasi la metà dei dispositivi di protezione individuale arrivati nel periodo caldo dell’emergenza Covid non erano conformi alla legge, o peggio ancora, erano dannosi per la salute. Per questo motivo i finanzieri del Nucleo valutario hanno bussato alla porta della Protezione civile nazionale, di una serie di strutture locali e continuano a dare la caccia ai corrieri che ancora oggi custodiscono parte della fornitura da oltre 800 milioni di mascherine costata alle casse dello Stato più di 1,2 miliardi di euro. L’operazione è importante. E va inquadrata nell’inchiesta che vede indagati, tra gli altri, il giornalista Rai in aspettativa, Mario Benotti, Andrea Vincenzo Tommasi ed Edisson Jorge San Andres Solis. Si tratta della stessa indagine per cui l’ex capo della struttura commissariale per l’emergenza, Domenico Arcuri, sabato scorso è stato convocato in procura e ascoltato come indagato. Accusato di peculato, abuso d’ufficio e corruzione (ma su quest’ ultimo reato pende la richiesta di archiviazione) per aver avvantaggiato Benotti, l’ex commissario avrebbe saputo che parte dei proventi dell’affare sarebbero finiti nelle tasche dei mediatori. Tuttavia, secondo i pm, non avrebbe stipulato i contratti necessari e avrebbe impropriamente usato i fondi pubblici. Tutte accuse che Arcuri ha respinto. A prescindere dalla natura più o meno liceità della maxi fornitura, quel che preoccupa è il risultato. «L’emergenza – secondo i magistrati – ha giustificato pagamenti di dispositivi di protezione della qualità dei quali nulla ancora si sapeva, col rischio di acquistarne di inutili». «Pur di non lasciare la popolazione sanitaria sprovvista di tutela» sono state importate mascherine fidandosi della documentazione allegata. Le mascherine sono finite negli ospedali. Ma quando sono sorti i primi sospetti e gli inquirenti hanno iniziato a fare analisi a campione è emersa una verità. Tra le 801.617.647 di mascherine c’erano anche dispositivi non conformi alle prescrizioni e, in qualche caso, i laboratori di analisi interpellati hanno mostrato una realtà allarmante: «Attenzione, dispositivo molto pericoloso». Il responso è lapidario: «I requisiti di efficacia protettiva richiesti » non erano soddisfatti e «addirittura alcune forniture sono state giudicate pericolose per la salute».

La Verità di Maurizio Belpietro ha seguito per mesi la vicenda delle mascherine pericolose, acquistate in modo sospetto dalla struttura del commissario Arcuri, anche nel disinteresse del resto della stampa italiana. Oggi Belpietro pone due domande: quante persone si sono infettate a causa di mascherine inadatte? Perché dopo un anno non sono state ancora ritirate dal mercato?

«Se ci occupiamo della vicenda non è per rivendicare una primogenitura nella pubblicazione della notizia, ma solo perché, oltre a sentire la versione di Arcuri, i pm della Capitale hanno deciso di sequestrare alcuni milioni di mascherine farlocche, che pur essendo state pagate per buone non lo sono, nel senso che non proteggono dal virus come dovrebbero. Sono mesi, anzi quasi un anno, che parliamo di forniture che non hanno i requisiti di norma. Le inchieste aperte in mezza Italia attestano che faccendieri senza scrupoli e funzionari senza competenza ci hanno inondato di dispositivi che non proteggevano dal virus. In pratica, qualcuno si è arricchito, incassando milioni, sulla pelle dei malati. A questo punto, a prescindere dalle responsabilità di Arcuri, ammesso e non concesso che ce ne siano, sono necessarie due domande. La prima è semplice: quante persone si sono infettate e hanno rischiato la vita o magari l’hanno persa grazie a una mascherina che non filtrava il coronavirus? La seconda è altrettanto semplice, ma forse rispetto alla prima non richiede neppure di fare approfonditi calcoli: perché, a distanza di un anno dalle prime segnalazioni circa la mancanza di requisiti delle forniture di mascherine, ancora non sono state ritirate dal mercato, impedendo che altri italiani si infettassero? C’è qualcuno da ringraziare per tanta lentezza o è la solita storia della nostra giustizia a due velocità?».

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