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12003964_907151195987495_8404296022052322460_nAncora un grande Napoli. A 3 giorni di distanza dall’impegno di Uefa con il modesto Club Brugge, gli azzurri di Sarri, chiamati alla sfida con i ben più dotati biancocelesti, hanno affrontato la partita con il medesimo esito: 5-0.
Un’altra “manita” e mai termine sembrerebbe più adeguato dato che,  più che confermare un eventuale buon momento di forma, queste performances servono al tecnico toscano per togliersi “e pacchere a faccia” per usare un’altra espressione altrettanto gergale.
Il Napoli, inutile negarlo, ha iniziato questo campionato zoppicando e per festeggiare la prima vittoria si è dovuta aspettare la 4a giornata e quasi un mese: il risultato, del resto, è stato più che soddisfacente.
Piccoli accorgimenti tattici e un leggero turn-over (in positivo) nella scelta degli interpreti hanno portato migliorie che si sono viste da subito.
Ma proviamo ad analizzare croce e delizia di questo Napoli d’inizio stagione in 5 punti focali:

1) L’attacco.
Il reparto offensivo non è da mettere assolutamente in discussione: 5 goal fatti nelle prime 3 giornate non sono assolutamente un risultato facile da ottenere e la cinquina alla Lazio conferma lo stato di grazia dei “punteros” azzurri.
Un’abbondanza che sarà difficile mantenere per i prossimi 8 mesi ed è per questo che Sarri dovrà quanto prima registrare anche il pacchetto arretrato.

2) La difesa / I centrali.
A fronte di un attacco incontenibile, la compagine arretrata non deve ancora ben inteso le misure date in consegna dal tecnico.
Con una difesa così alta non sono concesse troppe sbavature: emblema di una mancanza di attenzione è l’1-0 dell’Empoli, dove Chiriches indugia quell’attimo di troppo nel salire e tiene in gioco Saponara.
Se a questo aggiungiamo un Albiol che ancora non si è calato nella piena forma mentis adeguata, c’è da segnalare un Koulibaly in fortissima crescita,che nelle due ultime uscite non ha sbagliato praticamente nulla (confermando la pur buona prestazione con la Samp), dimostrando una sicurezza mai sfoggiata sinora.

3) La difesa / Gli esterni.
L’acquisto di Hysaj in estate è forse passato in secondo piano ma il ragazzo – in grado di agire sia sulla fascia destra che su quella sinistra –  si potrebbe rivelare la giusta chiave di lettura per dare equilibrio e cattiveria alla manovra. Arrivato all’ombra del Vesuvio per giocarsela alla pari per un posto da titolare ma in pochi avrebbero pensato che i suoi diretti concorrenti fossero Strnic e Ghoulam piuttosto che lo stagionato Maggio ed il desaparecido Zuniga.
Partenza mancina e performance discutibili mentre appena spostato sul fronte destro ha finalmente dimostrato quanto fatto fino alla passsata stagione ad Empoli: propositività in fase offensiva ed accorti ripieghi nella propria metà campo.

4) Il Modulo.
Fedele alla linea, Sarri ha introdotto le geometrie del suo 4-3-1-2 anche nello spogliatoio azzurro che pian piano lo sta interpretando sempre meglio. Ma le capacità di un tecnico non emergono nel concepire un determinato concetto di gioco ma nell’adattare il materiale a disposizione alla propria idea di calcio: ecco dunque che il saggio Sarri passa in corso d’opera ad un più concreto 4-3-3 che, proprio grazie ai suoi esterni offensivi, si è dimostrato sinora generosissimo.
Il pericolo mediatico cui però inevitabilmente si esporrà il tecnico per tutta la stagione sarà il continuo dualismo tattico con annesso perenne sproloquio su quale sarebbe potuto essere l’interprete più adatto alla situazione specifica, in caso di mancata vittoria.

5) LORENZO INSIGNE. Scritto in maiuscolo.
Perché è quest’anno che Napoli deve trovare il suo fuoriclasse “made in Sud”. Perché il ragazzo ci ha sempre messo l’anima ed il cuore, dimostrando di voler dare tutto fino all’ultimo, anche quando ancora non ne aveva tutti i mezzi.
Oggi lo scugnizzo può permettersi di fare il guappo (calcisticamente parlando) e deve provarci ogni volta che ne ha la possibilità, ogni volta che se la sente, perché mai come in quest’inizio di stagione, Lorenzo si sta dimostrando un gigante nel suo ruolo e, alla luce della sua ancora giovane età, ha margini di miglioramento mostruosi.
Per diventare “Magnifico” però Lorenzo non dovrà mai accontentarsi e regalare sempre più ad un pubblico  di tifosi di cui lui per primo fa parte, una folla che resta estasiata davanti alle sue giocate e che aspetta solo di goderselo a pieno.
Perché, anche se quello fatto vedere dal folletto di Frattamaggiore sembra già tanto, fidatevi: il meglio ancora deve venire.

Giuseppe Martino

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