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Si è premiato chi diffida delle ricette semplici. Claudio Lucifora spiega sul Sole 24 Ore il senso dei Nobel per l’Economia assegnati ieri.

«Il premio Nobel per l’Economia è stato assegnato, da una parte al canadese-americano David Card dell’Università di Berkeley, per i suoi contributi empirici all’economia del lavoro, e dall’altra congiuntamente all’israelo-americano Joshua Angrist e l’olandese-americano Guido Imbens, rispettivamente del Mit di Boston e dell’Università di Stanford, per i loro contributi metodologici all’analisi delle relazioni causali in economia. Il loro contributo all’economia moderna è stato fondamentale, e non a caso i nuovi metodi introdotti e applicati a vari problemi economici sono stati salutati come una vera e propria rivoluzione – la cosiddetta credibility revolution – del modo di fare analisi empirica nelle scienze economiche. Alla base di tutti i comportamenti economici, c’è il concetto di scelta che i soggetti operano massimizzando il loro benessere introducendo una selezione tra chi partecipa e chi no. L’esito finale viene quindi a dipendere dalla scelta iniziale. Così per esempio per capire gli effetti di un ricovero ospedaliero sulla salute, non si possono confrontare i soggetti che sono andati in ospedale con quelli che non ci sono andati, perché i malati per costruzione avranno una salute media peggiore dei soggetti sani. Questo fenomeno di “selezione” si applica a una infinità di situazioni economiche in cui la scelta confonde l’esito finale: per esempio la scelta di quanto e cosa studiare, la decisione di migrare in un altro Paese, fino al vantaggio di cui può godere un politico al momento dell’elezione. Molte delle grandi questioni economiche che vengono affrontate nel dibattito pubblico soffrono della eccessiva semplificazione con cui i problemi vengono trattati e della superficialità con cui vengono proposte le ricette di politica economica. Il grande merito di questo Nobel è quello di aver premiato degli scienziati che hanno sfidato la saggezza convenzionale e le risposte semplici, proponendo nelle scienze economiche degli esperimenti “naturali” che replicano il metodo sperimentale per conoscere gli effetti economici di molte questioni importanti per il benessere delle persone e della società. Salario, migranti e rendimenti: tra i vincitori del Nobel, spicca David Card che nel corso della sua carriera si è occupato di molti dei grandi dibattiti che vedono l’opinione pubblica schierata su fronti opposti con posizioni ideologiche difficilmente conciliabili. Dagli effetti economici del salario minimo, agli effetti dell’immigrazione sul mercato del lavoro, fino al rendimento degli investimenti in istruzione. Per ciascuna di queste grandi questioni Repubblicani e Democratici, negli Stati Uniti, e più in generale i partiti di destra e di sinistra, nel resto del mondo, si sono sempre scontrati proponendo ricette di politica economica spesso totalmente opposte. A sinistra, il salario minimo viene considerato come una risposta efficace per ridurre le diseguaglianze salariali, mentre a destra il salario minimo viene ritenuto responsabile degli elevati tassi di disoccupazione. David Card assieme ad Alan Krueger hanno mostrato come nei settori a basso salario (i fast food), il salario minimo non solo consente di aumentare le retribuzioni dei working poor, ma può avere effetti benefici anche sul livello dell’occupazione. Anche nel contesto dell’immigrazione le posizioni di destra e sinistra sono opposte e si traducono in un diverse ricette di politica economica. Anche in questo caso Card ha mostrato come i flussi migratori – la fuga dei profughi cubani (i Marielitos) verso Miami – abbiano effetti nulli sull’occupazione e i salari dei lavoratori nativi e molto modesti sugli altri immigrati. Ma il vero contributo non sta tanto nei risultati, ma proprio nell’aver adottato un disegno sperimentale che si avvale di un evento naturale per replicare un assegnamento trattamento-controllo ai soggetti analizzati. La creatività nella ricerca dei cosiddetti “esperimenti naturali” è quello che caratterizza anche il contributo di Joshua Angrist che nel corso degli anni ha applicato questi metodi ai fenomeni più disparati dando risposte fondamentali alla scienza economica. Tra i contributi più importanti lo studio dei rendimenti dell’istruzione utilizzando lo schema di una lotteria che, durante la guerra del Vietnam, consentiva ad alcuni soggetti “estratti a sorte” di evitare la leva militare introducendo quindi delle differenze (casuali) nell’investimento in istruzione. Oppure applicando la cosiddetta regola di Maimonide, un rabbino che nel XII secolo aveva proposto classi di alunni con massimo 40 allievi, alle scuole pubbliche israeliane per capire gli effetti del rapporto studenti-insegnanti sul profitto degli studenti. Assieme ad Alan Krueger, che se non fosse deceduto qualche anno fa avrebbe senz’ altro meritato il Nobel, Joshua Angrist ha utilizzato la data di nascita degli individui e le regole sull’obbligo scolastico che prevedono che gli studenti stiano a scuola fino al compimento dei 16 o 17 anni, per investigare la relazione tra istruzione e reddito. Tuttavia, tutti questi risultati non avrebbero potuto essere interpretati correttamente senza il contributo di Guido Imbens che ha mostrato come dagli esperimenti naturali si possano trarre conclusioni precise su causa ed effetto, e se un determinato risultato possa essere esteso a tutti i soggetti, anche ai non trattati, o quali siano le differenze negli esiti tra i soggetti trattati e i non trattati».

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