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Arriva finalmente il giorno del dibattito sulle armi a Kiev. Ma non c’è accordo. Fico attacca Di Maio. Macron alle prese coi gollisti. Le Regioni in emergenza per la siccità. Bene i nuovi Btp Italia

Non c’è ancora un accordo, a poche ore dall’inizio del dibattito parlamentare. Si lavora ad una mozione di maggioranza che dovrebbe evitare strappi e divisioni. Mario Draghi parlerà alle 15 al Senato. È infatti arrivato il giorno tanto atteso del dibattito sulle armi che l’Italia invia a Kiev per sostenere la resistenza ucraina all’invasione russa. Nell’immediata vigilia pesano due circostanze. La prima: lo scontro violento nei 5 Stelle fra l’ex premier, e leader del Movimento, Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. La seconda: l’ultimo appello di Volodymyr Zelensky al nostro Paese. Nella disputa interna al Movimento si confondono contrasti ideologici di fondo, dubbi legittimi e domande sacrosante, con rivalità e ambizioni personali, risentimenti, lotte di potere. Tanto che alla fine i vertici 5 Stelle hanno preso tempo ed evitato l’espulsione del titolare della Farnesina. Il leader ucraino, da parte sua, intervenendo ieri ad un Forum dell’Ispi e dell’Università Bocconi si è rivolto direttamente all’Italia, chiedendo “armi” al nostro Paese. Senza mezze misure, né ambiguità. Giovedì il Consiglio europeo dovrà prendere decisioni comuni in merito e certamente lo farà. Di questo dovrà parlare anche il nostro premier. Visto che anche il più titubante e attento a Mosca fra i leader europei, Emmanuel Macron, è alle prese con una crisi politica interna, dopo il voto di domenica, che lo spinge a destra, per trovare un accordo coi gollisti.

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