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Domani si inaugurano i giochi olimpici di Tokyo 2020. Emanuela Audisio per Repubblica racconta i “giochi tristi”, segnati dall’incubo del virus e dagli spalti vuoti.

«Quella di domani sarà una cerimonia inaugurale sobria, poco effervescente, senza effetti speciali, tranne una sorpresa finale (se non entreranno in azione gli hacker come a Pyeongchang 2018). Ma soprattutto nuda: niente pubblico, poco più di mille persone, stadio vuoto. L’ordine delle nazioni è deciso dal sillabario giapponese quindi l’Italia entrerà quasi subito, in 18ª posizione, tra Israele e Iraq, a fare da cuscinetto tra due Paesi che non si amano. In via eccezionale, dato che ospiteranno i prossimi Giochi, gli Usa (2028) sfileranno per terzultimi, seguiti dalla Francia (2024) e dal Giappone, squadra di casa. Tra i pochi leader presenti, un po’ meno di 15 persone (a Rio erano 40): il presidente Macron e la First Lady, Jill Biden. Però l’imperatore Naruhito ci sarà, ma non la moglie, Masako, l’imperatrice triste, che ha un grande feeling con la popolazione e che sembra voler sottolineare una certa lontananza della famiglia reale da questa manifestazione. Siamo alla terza generazione: il nonno di Naruhito, Hirohito, inaugurò quelle di Tokyo ’64 e di Sapporo ’72, il padre Akihito i Giochi di Nagano ’98. Anche se l’imperatore sta pensando di eliminare dalle 17 parole di rito che deve pronunciare il termine «celebriamo» troppo offensivo verso chi è stato colpito da lutti. Nessuna spensieratezza, molta intensità, seguendo il copione del teatro giapponese. Ci sarà poco da divertirsi, come alle feste dei matrimoni, ma almeno la cerimonia è stata accorciata a due ore e quaranta minuti. Atleti contingentati, mascherine, e molti tagli a un programma che è stato rivoluzionato da una serie di incidenti: prima le dimissioni del direttore creativo Hiroshi Sasaki, che aveva suggerito un (inopportuno) costume «Olympig » per la star influencer Naomi Watanabe e poi quelle del musicista Oyamada, in arte Cornelius, per bullismo conto un disabile, con conseguente eliminazione della sua parte di colonna sonora. Harakiri perfetti, senza cornetti rossi portafortuna. Tokyo 2020 sarà la consapevolezza che c’è poco da ridere come in Madame Butterfly. E che i sogni sul futuro a volte si fermano, perché è meglio far prevalere l’umiltà. Non ci saranno uomini che volano (Pechino 2008) né regine che si paracadutano (2012), ma un Lost in Contamination che invita ad abbassare la testa sulla sofferenza del mondo e degli atleti».