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Lega e FdI non votano contro l’Ungheria. Berlusconi: “Uscirò dal governo se non sarà europeista”. Archiviato lo scandalo dei soldi russi. Putin e Xi si vedono. Il Papa: “Si tratta con l’aggressore”

C’è un nuovo caso dall’estero che turba la campagna elettorale italiana: ieri l’Europarlamento di Strasburgo ha approvato una mozione secondo la quale «l’Ungheria non è più una democrazia compiuta». I rappresentanti europei di Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro la mozione, sollevando molte polemiche. Anche Silvio Berlusconi si è sentito in dovere di intervenire per spiegare che è pronto a lasciare l’eventuale esecutivo di centro destra che si formerà dopo le prossime elezioni se non manterrà una linea europeista. Ma è ancora credibile la “garanzia” offerta da Forza Italia, dopo la sua recente estremizzazione (che ha provocato l’abbandono di leader storici e dopo che ha provocato la caduta del governo Draghi nella più surreale e insensata crisi di governo della nostra storia? A Bruxelles c’è grande scetticismo. Nel frattempo sembra sgonfiarsi il caso dei finanziamenti russi ai partiti italiani. Mario Draghi ha preso l’iniziativa di telefonare al segretario di Stato americano Tony Blinken, il quale gli ha assicurato che l’Italia non c’entra nulla. Non è tra i Paesi coinvolti nei finanziamenti di Mosca. È un passaggio importante, perché toglie veleno al confronto (il vero confronto, quello a quattro, è stato peraltro finora negato dalle televisioni nazionali) su temi e programmi.

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