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In occasione di un’udienza con la Società italiana di farmaceutica ospedaliera, papa Francesco torna a parlare dell’aborto. Mimmo Muolo per Avvenire.

«Il Papa ribadisce: «L’aborto è un omicidio e non è lecito diventarne complici». Per questo invita da un lato all’obiezione di coscienza, dall’altro a stare vicino alle donne «perché non si arrivi a pensare alla soluzione abortiva», dato che «in realtà non è la soluzione». È la terza volta in un mese che Francesco si pronuncia in maniera così netta su quella che, con brutto eufemismo, viene definita interruzione volontaria della gravidanza. E l’occasione per ripetere la sua convinzione (che è poi quella della Chiesa da sempre) è stata ieri l’udienza ai partecipanti al congresso promosso dalla Società italiana di farmaceutica ospedaliera. Ai suoi interlocutori il Papa ha innanzitutto ricordato: «Voi siete sempre al servizio della vita umana». E anche se il Pontefice non ha accennato direttamente alla questione, il pensiero è andato alle pillole abortive oggi disponibili. Un pensiero rafforzato da un altro passaggio del discorso in cui Francesco, sempre rivolgendosi ai farmacisti, ha sottolineato: «Ciascuno di voi adopera sostanze medicinali che possono però trasformarsi in veleni. Qui si tratta di esercitare una costante vigilanza, perché il fine sia sempre la vita del paziente nella sua integralità». Ecco, dunque, come diretta e logica conseguenza, l’obiezione di coscienza. Non si tratta, ha fatto notare papa Bergoglio, di una «infedeltà». Anzi, è «al contrario fedeltà alla vostra professione, se validamente motivata. Oggi c’è un po’ la moda – ha aggiunto il Pontefice – di pensare che forse sarebbe una buona strada togliere l’obiezione di coscienza. Ma guarda che questa è l’intimità etica di ogni professionista della salute e questo non va negoziato mai, è proprio la responsabilità ultima dei professionisti della salute. Ed è anche denuncia delle ingiustizie compiute ai danni della vita innocente e indifesa». Su questa base etica Francesco ha innestato il discorso dell’aborto «omicidio». «Sapete – ha appunto ribadito – che su questo sono molto chiaro». Parole che fanno intendere come anche all’orecchio del Pontefice siano arrivate le pesanti critiche degli ambienti favorevoli all’aborto come diritto, seguite alla sua netta presa di posizione, durante la Conferenza stampa sull’aereo di ritorno dal viaggio a Budapest e in Slovacchia. Ma questa volta il Papa ha completato il suo ragionamento, mostrando chiaramente che il no all’aborto è sempre e soprattutto anche un sì alla vita e all’amore, quello vero. In questa prospettiva si colloca dunque il suo invito alla vicinanza verso chi si trova sul punto di prendere una così drammatica decisione. «Il nostro dovere è la vicinanza – ha detto infatti -, il dovere positivo nostro: stare vicino alle situazioni, specialmente alle donne, perché non si arrivi a pensare alla soluzione abortiva, perché in realtà non è la soluzione. Poi la vita dopo dieci, venti, trent’ anni ti passa il conto. E bisogna stare in un confessionale per capire il prezzo, tanto duro, di questo». Un concetto, che probabilmente derivato dall’esperienza personale di confessore, papa Bergoglio ripete spesso quando parla di aborto. Sempre sul piano etico, ma a livello di di giustizia sociale, Francesco ha poi aggiunto un’altra raccomandazione: «La cultura dello scarto – ha ricordato infatti ai farmacisti ospedalieri – non deve intaccare la vostra professione. E anche su questo – ha aggiunto – bisogna essere sempre vigilanti». L’esempio è quello degli anziani. «Dare la metà dei medicinali e così si accorcia la vita. È uno scarto, sì. Questa osservazione, originariamente riferita all’ambiente, vale a maggior ragione per la salute dell’essere umano», ha commentato il Pontefice. Per questi motivi, «la gestione delle risorse e l’attenzione a non sprecare quanto affidato alle mani di ogni singolo farmacista – nel pensiero del Papa – assumono un significato non solo economico ma etico, anzi, direi umano, molto umano. Pensiamo all’attenzione ai dettagli, all’acquisto e alla conservazione dei prodotti, all’uso corretto e alla destinazione a chi ne abbia necessità e urgenza. Pensiamo – ha concluso il Pontefice – al rapporto con i vari operatori – i capisala, gli infermieri, i medici e gli anestesisti – e con tutte le strutture coinvolte». «Mi auguro – ha auspicato infine – che voi possiate andare avanti nel vostro mestiere così umano, così degno, così grande e tante volte così silenzioso che nessuno se ne accorge».

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