due-emme banner

Il timore del nuovo regime di Kabul è che mischiandosi alla fuga degli occidentali dall’aeroporto, partano anche tanti “migranti” afghani. Il punto di Francesco Bussoletti per Repubblica.

«I talebani cominciano a indurire le loro posizioni sugli afghani e in particolar modo verso quelli che cercano di fuggire con i voli internazionali. Il portavoce dell’Emirato islamico, Zabihullah Mujahid, ha usato la scusa che nel Paese servono una serie di professionalità per chiedere in conferenza stampa agli Stati Uniti e alle altre Nazioni di non incoraggiare le partenze. A questo proposito, ha sottolineato infatti che l’accesso all’aeroporto attualmente è consentito solo ai cittadini stranieri. Allo stesso tempo, ha assicurato ai giornalisti che le donne torneranno a lavorare nelle istituzioni appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno. Queste, nonostante le promesse dei talebani di garantire loro rispetto, erano state immediatamente escluse dai loro incarichi di lavoro appena il gruppo ha assunto il controllo degli uffici e dei dipartimenti. Da Kabul ad Herat. Nel frattempo, continua la corsa contro il tempo per evacuare più civili possibili prima della deadline prevista, il 31 agosto, e confermata dalle potenze occidentali. Nei giorni scorsi, come ha confermato il Pentagono, il direttore della Cia, William Burns aveva incontrato il leader dell’Emirato islamico, Abdul Ghani Baradar. Il focus del colloquio non è stato reso noto, ma con ogni probabilità si è discusso dell’eventualità di posticipare la data del ripiego finale, a seguito dell’elevato numero di persone ancora da evacuare. Di conseguenza, l’ultimo volo umanitario dovrebbe partire negli ultimi giorni di agosto lasciando la scadenza del 31 per evacuare i militari. Non è escluso, però, che successivamente ci possano essere operazioni “spot”, previo accordo tra le parti. Tutto, infatti, dipende da quanto e come i talebani coopereranno. Allo stesso modo, l’Emirato Islamico vuole essere sicuro che gli Stati Uniti e gli altri Stati mantengano le promesse fatte. Per il futuro si parla della possibile istituzione di corridoi umanitari, presumibilmente attraverso il Pakistan o le repubbliche euro-asiatiche confinanti con l’Afghanistan. L’eventualità, che con ogni probabilità è stata anch’ essa oggetto dell’incontro Burns-Baradar, comunque, per ora rimane solo un’ipotesi».