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Il Domani racconta che Patrick Zaki oggi andrà a processo. Rischia 5 anni di condanna, dopo quasi due anni di custodia cautelare: l’Egitto rinvia a giudizio il ricercatore con accuse diverse da quelle per cui lo aveva arrestato. Laura Cappon.

«La notizia arriva come una doccia fredda, sotto forma di un comunicato scritto dai legali e dagli attivisti della campagna. Patrick Zaki sarà processato. Accadrà oggi a Mansoura, la sua città natale, dove è stato portato l’8 febbraio 2020 dopo che gli uomini dell’Agenzia per la sicurezza nazionale egiziana lo avevano torturato per una notte intera. Era appena uscito da 28 ore di oblio durante le quali la sua famiglia lo aveva cercato disperatamente dopo il suo arrivo all’aeroporto del Cairo da Bologna. La sua custodia cautelare è durata un anno e sette mesi. Lo scorso 9 settembre il giovane ricercatore è stato interrogato dagli inquirenti egiziani per la seconda volta in due mesi. Un avvenimento che preannunciava la fine delle indagini e così è stato. Patrick verrà trasferito dal carcere di Tora e tornerà al penitenziario della sua città di origine, dove aveva scontato la prima parte della sua detenzione. Rischia sino a 5 anni di carcere, è questa la pena per le imputazioni che Patrick affronterà davanti alla corte: «Diffusione di notizie e diffusione di terrore tra la popolazione, al fine di danneggiare la sicurezza e l’interesse pubblico». A differenza di quanto affermato dalle autorità in questo lungo periodo di custodia cautelare, per Patrick le accuse si baserebbero non più sui 10 post di Facebook, che la difesa non ha mai visionato e dei quali ha sempre contestato la veridicità, ma soltanto su un articolo che Patrick ha scritto nel luglio del 2019. È un testo sulla condizione della minoranza cristiano copta nell’alto Egitto, spesso protagonista di incidenti con i cittadini musulmani e soggetta a limitazioni dei luoghi di culto. La documentazione di una situazione reale: il lavoro di Patrick era, appunto, occuparsi di minoranze religiose e studi di genere. «Siamo tutti spettatori e nessuno può dire cosa succederà», osserva Amr Abdelwahab amico di Patrick e attivista della campagna per la sua liberazione. Anche lui è stato colto di sorpresa dall’accelerazione degli eventi. «L’unico dato positivo è che hanno tolto a Patrick l’accusa di associazione terroristica, il che riduce la pena massima possibile».

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