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Letta presenta il centro sinistra a quattro punte. Oggi si vedono i capi del centro destra. Conte annuncia: il mio terzo polo è quello giusto. Ma così vincerà Meloni. Si rivedono Erdogan e Putin

Ok, il polo è giusto. Dice Giuseppe Conte che rivendica con orgoglio la corsa solitaria alle urne del Movimento 5 Stelle. Faranno parte per loro stessi, direbbe il Poeta. Ma giusto o sbagliato che sia, secondo un interessante rapporto pubblicato ieri dall’Istituto Cattaneo, questo significa una cosa sola: il centro destra (che poi è sempre più destra-destra) otterrà il 70 per cento dei collegi uninominali. Il “Rosatellum” impone coalizioni e idee chiare sul premier ma i due schieramenti faticano a star dietro a questa regola elettorale. Ieri il segretario del Pd Enrico Letta ha presentato l’alleanza che si raccoglie attorno al suo partito: da Fratoianni a Calenda. Matteo Renzi invece, come l’avversario Conte, correrà da solo, per ora, con il suo Italia viva, sperando di superare lo sbarramento del 5 per cento.

Oggi si riuniscono anche i leader del centro destra. Sul tavolo c’è anzitutto la questione del candidato premier. Silvio Berlusconi lascia trapelare sui giornali la considerazione che prefigurare la premiership di Giorgia Meloni farebbe perdere voti, spaventando l’elettorato. Lega e Forza Italia in realtà temono l’ascesa della leader di Fratelli d’Italia, che viene da una legislatura di coerente opposizione. Maurizio Belpietro sulla Verità avverte i tre: non fate come a Verona, dove per i vostri litigi ha prevalso la sinistra. La questione vera è la spartizione dei collegi sicuri e di quelli probabili. I capi dei partiti e delle coalizioni hanno infatti in mano il potere di determinare le candidature (che si chiudono il 21 agosto). “Il mio regno per un collegio sicuro”, direbbe l’altro poeta, il Bardo.

Battute a parte, il futuro è cupo. Carlo De Benedetti, in un’intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere, si dice molto preoccupato del voto del 25 settembre. Con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, secondo l’imprenditore, l’Italia diverrebbe come l’Ungheria. La Stampa ha raggiunto il politologo Moses Naim che dice: “In Europa il timore della recessione è più che altro legato alla tenuta della democrazia e alla ripresa dei cosiddetti populismi. Questa mi sembra possa intendersi come rivolta sociale”.

A proposito di Europa, ieri i ministri Ue dell’Energia (per l’Italia Cingolani) si sono riuniti per decidere un piano di riduzione del consumo di gas del 15 per cento, con possibili deroghe per ogni Paese: l’Italia dovrà diminuire i suoi consumi del 7 per cento. Intanto oggi è il giorno della prima nave col carico di grano in partenza da Odessa.

Dal campo bellico prosegue la pausa dell’offensiva russa. Si segnalano bombardamenti a distanza sulle città ucraine. Non è ancora chiaro se Mosca abbia deciso un rallentamento o se l’esercito russo abbia veri problemi. Scontato l’esito plebiscitario del referendum sulla nuova Costituzione in Tunisia. Terzo giorno del viaggio del Papa in Canada, dedicato ai nonni.

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