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133815794-277af4cf-91d7-435f-a3e8-f450d91657d8Nei tempi odierni, dove il pregiudizio è un muro che pian piano si sta sfaldando, capita che un sacerdote polacco con alti incarichi in Vaticano dichiari di essere gay e di avere un compagno perché anche l’omosessualità è amore e merita una famiglia: è su questo terreno che la Chiesa si gioca la sua credibilità nella partita col futuro.
Il capo della stampa vaticana, padre Federico Lombardi, dichiara che «il prelato polacco Krzysztof Olaf Charamsa, 43 anni, segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale vaticana e ufficiale della Congregazione per la dottrina della fede, dovrà presto lasciare ogni incarico presso la Santa Sede a causa delle sue esternazioni» ed aggiunge che «gli altri aspetti della sua situazione sono di competenza del suo Ordinario diocesano». Ovvero, del vescovo di Pelplin, essendo Charamsa sacerdote diocesano della diocesi polacca.

Sulla prossima rimozione dai suoi incarichi in Vaticano, Charamsa si rimette alla volontà di Dio ed aggiunge poco altro: Cercherò lavoro e nel frattempo sono pronto per la stampa, in italiano e in polacco, di un libro in cui metto la mia esperienza a nudo». Intanto Charamsa dallo scorso agosto ha inaugurato un suo blog, dove si presenta al pubblico della rete con una foto in t-shirt gialla e con un saluto in diverse lingue. Il sacerdote ringrazia «il fantastico papa Francesco: lui ci ha fatto riscoprire la bellezza del dialogo; ora il Sinodo sulla famiglia sia davvero di tutte le famiglie e nessuna sia esclusa»
Alla sua intervista a la Repubblica, alla domanda se ci siano gay in Vaticano, Charamsa annuisce e spiega: »In ogni società di soli uomini ci sono più gay che nel mondo come tale. Dedico il mio coming out a quei tantissimi sacerdoti omosessuali che non hanno la forza di uscire dall’armadio. Ma vorrei che fossero felici perché sono ottimi sacerdoti. Liberi dall’omofobia interiore, sono ottimi ministri di Dio per gli uomini di questo mondo». Conclude con un pensiero alla famiglia, in particolar modo la sua, dicendo: «Vorrei che mi accettassero, lo fanno già. Vorrei che non soffrissero per l’omofobia del nostro ambiente polacco. Vorrei che non dovessero pagare l’orribile prezzo che per una mentalità collettiva probabilmente dovranno affrontare».
Giuseppe Martino
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