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Pace fatta tra il Professore e l’allievo di Andreatta. Prodi e Letta hanno voluto fugare ogni dubbio di contrasto e polemica. Maria Teresa Meli sul Corriere.

«Romano Prodi ed Enrico Letta decidono di fugare gli equivoci con un lungo abbraccio a favore di telecamere e fotografi prima della presentazione del libro edito da Solferino Strana vita, la mia, che il Professore ha scritto con Marco Ascione del Corriere della Sera. I due smentiscono dissapori e tensioni. L’ex presidente della Commissione europea nega di aver voluto rimproverare il segretario del Pd, quando lo ha esortato a non rinchiudersi solo nel campo dei diritti civili e a fare «proposte forti». «Prima di tornare da Parigi – racconta Prodi – Letta mi ha chiamato. Ricordo la telefonata: non ci siamo nascosti le difficoltà. Il mio voleva essere un aiuto alla riflessione». Dunque, l’ex presidente della Commissione Ue sostiene di essere in sintonia con il leader dem sulla sfida che il Pd ha di fronte e «sulla possibilità di riuscirci»: «È divertente – osserva – come funzionano le notizie. I titoli dicevano “Prodi bacchetta Letta”, poi non c’erano i contenuti. Semplicemente siamo d’accordo sul fatto che la ripresa debba andare avanti insieme a un grande slancio dell’economia e della solidarietà sociale. Se non se ne occupa il Pd, chi lo deve fare? Ed Enrico è assolutamente in grado di farlo». Lo scambio di cortesie a beneficio dei giornalisti continua con Letta che ammette: «Romano è una delle poche persone nella vita a cui ho chiesto consigli». Perciò il segretario è «pronto a modificare i punti cardinali della bussola», seguendo le indicazioni del Professore. Prodi incassa il ruolo di padre nobile del Pd e affida a Letta il compito di fare «il federatore» con i 5 Stelle. Un compito difficile, rileva l’ex presidente della Commissione europea: «È un lavoro di una fatica…». Ma a suo avviso è una strada obbligata: «Perché se non si federa con il M5S il Pd con chi si federa?». Il segretario del Pd fa capire di essere più che pronto per quel ruolo, sottolineando che le Agorà sono la sua versione contemporanea dell’Ulivo di prodiana memoria. L’obiettivo è lo stesso: coinvolgere pezzi di società, aprire il partito e allargare il campo. La vera sfida delle elezioni politiche del 2023 sarà tra Letta e Conte: chi dei due dovrà essere il candidato premier della grande coalizione che competerà con il centrodestra? Sondaggi alla mano, il leader dem parte nettamente favorito rispetto all’ex presidente del Consiglio. Derubricate a utili suggerimenti le bacchettate di Prodi, il Professore e il segretario affrontano con l’autore del libro i temi del momento. Letta ribadisce il sostegno a Draghi: «Il Pd sta nel governo senza però». Ed entrambi puntano l’indice sulle difficoltà del centrodestra. «L’Europa sta spaccando la Lega», sottolinea Prodi. Mentre il leader dem pone l’accento sulle differenze che attraversano quello schieramento: «Senza un federatore il centrodestra non esiste e il federatore era Berlusconi. Ora i nodi stanno cominciando a venire al pettine. Il centrodestra di Berlusconi, infatti, era ancorato al Ppe e nulla aveva a che fare con la destra di Salvini e Meloni». La ritrovata armonia tra il segretario e il Professore non sembra convincere tutti i dem. Più di un parlamentare del Pd, infatti, ritiene che l’ex presidente si sia mosso così per sollecitare Letta, avendo in mente in mente ancora il Colle. Lui nega: «Io presidente? A 82 anni un incarico settennale sarebbe un’incoscienza. E comunque 101, che poi erano i 120, secondo me ci sono ancora e hanno fatto figli e nipoti». Ma le continue smentite del Professore non sopiscono illazioni e boatos. E le parole pronunciate in questi giorni da Prodi in difesa dell’ex arcinemico Silvio Berlusconi, anche sulla richiesta di perizia psichiatrica avanzata dai magistrati, non fanno che rinfocolare queste voci. «La linea è sempre quella: eleggere il presidente con una maggioranza Ursula», confida non a caso un autorevole dirigente del Pd».