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Ultima guerra sui prodotti che suonano italiani. Questa volta la Croazia ci minaccia con il suo Prosek. Lara Loreti per La Stampa:

«Nelle stanze del Ministero delle Politiche agricole e dei Consorzi di tutela è già iniziato il countdown: due mesi per dare battaglia in Europa e difendere il Prosecco – quello vero, fatto con l’uva Glera che cresce sulle colline trevigiane patrimonio Unesco – dalle imitazioni, nel caso specifico dal “Prosek” croato. Ultimo esempio di quell’italian sounding – il fenomeno dell’uso di parole simili ai nomi di marchi e prodotti nostrani – così odiato dai produttori del made in Italy. A scatenare il putiferio la decisione della Commissione europea di pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale Ue la domanda di registrazione della menzione tradizionale “Prosek” presentata dalle autorità croate. E 60 giorni è il lasso di tempo in cui si può fare ricorso. Un via libera che ha fatto infuriare viticoltori e politica. A partire dal governatore del Veneto, Luca Zaia, e all’eurodeputata leghista Mara Bizzotto che ha presentato un’interrogazione urgente. «In questo modo si apre all’italian sounding – è il commento del viceministro all’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, alla Stampa – e a tutti quei prodotti che copiano le eccellenze alimentari non solo italiane, ma anche di altri Paesi europei, come ad esempio lo champagne. Istituirò subito un gruppo tecnico presso il Ministero per supportare la diplomazia e gli avvocati del Consiglio di stato e dei Consorzi per muoverci uniti in Europa, come mi hanno chiesto Federvini e tutte le associazioni di categoria. Trovo incredibile che la stessa Unione che tutela i marchi, soggetti a certificazioni e controlli, crei una falla nel sistema. E cercherò alleanze fra i Paesi membri più esposti alle imitazioni, in primis la Francia». Per il sottosegretario «c’è un accanimento perché il vino è il nostro biglietto da visita, e il Prosecco è in prima linea». Come emerge dai dati di Wine Monitor, l’osservatorio Nomisma guidato da Denis Pantini, nel 2020 il Prosecco Doc ha toccato quota 500,4 milioni di bottiglie (a cui si aggiungono i 92 milioni del Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg). Con un export 2020 che vale 1,2 miliardi (nel 2019 1,05 miliardi) e che nel primo semestre 2021 ha registrato un +31% rispetto allo stesso periodo 2020. Il Proek in realtà non ha un gran mercato, come sottolinea il produttore veneto Innocente Nardi: «Ha una diffusione limitata, nazionale e locale». Ma – aggiunge Pantini – «se l’Ue darà il via libera alla menzione di tutela di certo la produzione aumenterà». E con essa il rischio di fraintendimenti rispetto al Prosecco. «Dobbiamo far squadra per non creare pericolosi precedenti», tuona Elvira Bortolomiol, presidente del Consorzio del Prosecco Docg. Mentre per Stefano Zanette, numero uno del Consorzio Prosecco Doc, «la faccenda non è affatto conclusa, presenteremo le osservazioni all’Ue». Si appella alla politica Sandro Bottega, patron dell’omonima azienda trevigiana da 60 milioni di fatturato: «Il nostro vino esprime una tipicità di cui l’Italia è ambasciatrice. I ministri di Esteri, Agricoltura ed Economia devono tutelarci: noi rispettiamo i prodotti degli altri Paesi, ci aspettiamo reciprocità e garanzie dall’Europa». Solidarietà ai veneti dal Piemonte: «Operazioni simili non fanno altro che fuorviare il consumatore, che comprerà un prodotto croato pensandolo italiano – dice il governatore Alberto Cirio -. Il 25% del Prosecco si imbottiglia in Piemonte e la nostra regione ha contribuito ad affermare questo vino nel mondo. Non resteremo fermi, ci mettiamo a disposizione del Veneto e del presidente Zaia per sostenere qualsiasi azione decideranno di portare avanti».

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