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Si chiama Race for Survival, la corsa a staffetta di 200 bambini per dire basta alla mortalità infantile, in un simbolico passaggio del testimone a migliaia di altri coetanei impegnati in oltre 60 paesi del mondo, per far sentire la loro voce e denunciare la loro quotidiana battaglia per la sopravvivenza. A fare da sfondo all’evento di oggi Piazza del Popolo a Roma colorata da palloncini rossi, l’iniziativa è realizzata da Save the Children in collaborazione con la Fidal Lazio (Federazione italiana di atletica leggera) e Podistica solidarietà, nell’ambito della campagna Every One, rilanciata il 9 ottobre scorso, ricorda una nota, per contribuire a fermare la morte assurda di 17 mila bambini ogni giorno e 6,3 milioni ogni anno, in molti casi per cause banali e curabili. La linea di partenza della staffetta in Piazza del Popolo è al Villaggio Every One di Save the Children, una struttura di circa 170mq, in legno e materiali riciclati, aperta gratuitamente ancora fino a domani, dove è possibile sperimentare le semplici soluzioni per contrastare la mortalità infantile. Prima dello start della corsa il messaggio forte e chiaro dei bambini è affidato ad una grande scritta Every Child composta in una coreografia che li coinvolge tutti. Presente all’evento anche il campione olimpionico del nuoto Massimiliano Rosolino, testimonial di Save the Children. Ai blocchi di partenza 6 scuole e società di atletica del Lazio, impegnate alternativamente in una gara non competitiva e competitiva, lungo il perimetro di Piazza del Popolo.
”E’ inaccettabile che ogni giorno 17.000 bambini continuino a morire per cause banali, come una diarrea o una polmonite e che milioni ogni giorno debbano vivere in paesi molto difficili, in condizioni di povertà, violenza, mancanza di cure e cibo, in una continua sfida con la morte – commenta Valerio Neri, direttore generale Save the Children Italia – Oggi a Piazza del Popolo 200 bambini e ragazzi corrono idealmente passando il testimone a questi bambini in situazione di maggior bisogno, per chiedere un cambiamento, perché, come ricorda la scritta Every Child composta dai ragazzi stessi in piazza, in qualsiasi parte del mondo ogni bambino ha diritto di ricevere cure e nutrizione adeguate e a non lottare ogni giorno per sopravvivere”.
Come riporta una nota di Save the Children: Afganistan, Bolivia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Sierra Leone, Bangladesh, sono tra i paesi che ospitano la grande staffetta globale e anche tra i più difficili del pianeta per i bambini che ogni giorno si trovano a sfidare la morte a causa della povertà, carenza di servizi sanitari, insicurezza alimentare. Si stima inoltre che l’accesso universale alle cure sanitarie potrebbe prevenire la morte di 950.000 neonati ogni anno, come documenta il nuovo dossier ”Children’s race for Survival in the toughets places”. L’Africa, in particolare, è il continente dove si concentra il 50% delle morti infantili: in Sierra Leone, per esempio, oltre il 15% dei bambini muore prima del quinto anno. E’ poi l’Asia Meridionale un’altra delle aeree più difficili del pianeta, con 1/3 delle morti infantili: in India, nel solo stato dell’Uttar Pradesh, muoiono ogni anno 400 mila bambini, più che in tutta la Repubblica Democratica del Congo.

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