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Il Cardinal Zuppi rilancia l’appello di pace del Papa, citando la Costituzione. Indecisione tedesca sui tank a Kiev. Per Mosca è “quasi” guerra mondiale. Meloni ad Algeri: Italia hub per il gas

Nel primo Angelus dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ormai quasi un anno fa, papa Francesco citò la Costituzione italiana, che “ripudia la guerra”. Ieri il cardinal Matteo Zuppi, presidente dei Vescovi, è tornato a invocare la pace, ricordando proprio i principi costituzionali del nostro Paese. Dopo 12 mesi di morti e distruzioni, tocca alla Chiesa cattolica chiedere la fine delle ostilità. Lo ha fatto in un momento drammatico, un “bivio” lo ha chiamato ieri il direttore di Limes Lucio Caracciolo: fra una guerra sempre più mondiale e una trattativa di cui non si vede ancora l’inizio. Dopo il vertice di Ramstein, in Occidente si discute sulla fornitura di tank tedeschi chiesta da Kiev e per ora non concessa da Berlino. Per Mosca sarebbe un ingresso di fatto della Nato nel conflitto, che lo trasformerebbe in “mondiale”. Per Kiev invece è l’aiuto militare indispensabile alla resistenza ucraina. Secondo la cruda analisi di Domenico Quirico sulla Stampa di oggi, “il rischio per Zelensky è di cominciare a credere al copione che finora ha recitato, di persistere, come accade al protagonista dell’Enrico IV, nella parte che ha recitato, anche se sa che è finzione, non corrisponde più alla realtà”. Il presidente ucraino, secondo Quirico, non capirebbe che è “arrivato il tempo del secondo atto”. In realtà la discussione è aperta: in molti a Washington e nelle capitali europee (e non solo nella guerrafondaia Londra) pensano che sia arrivato il momento dell’attacco finale alla Russia. Altri ritengono che il disegno di una controffensiva fino alla caduta di Vladimir Putin sia velleitario e pericoloso. In termini strategico militari, la primavera è domani. Intanto il Consiglio dei ministri degli Esteri europei ha autorizzato una tranche da 500 milioni di euro per l’Ucraina.

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