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Insieme a Draghi, il capo dello Stato Mattarella ha voluto con tutte le sue forse la fine della Dad. Ieri lo ha rivendicato, inaugurando l’anno scolastico in Calabria, ultima regione a tornare in classe insieme alla Puglia. La cronaca di Valentina Santarpia per il Corriere.

«Sarebbe bastato lo sguardo pieno di orgoglio degli studenti che gli mostravano i simulatori aerei e navali, a confermare al capo dello Stato, Sergio Mattarella, quanto sia stato importante inaugurare l’anno scolastico a Pizzo Calabro, proprio come l’anno scorso lo fu aprirlo a Vo’ Euganeo, luogo simbolo della pandemia. Se la «scuola è ossigeno per la società», dice Mattarella, se «il suo funzionamento è specchio di quello del Paese», la sua presenza in Calabria assume un valore simbolico: è una delle ultime regioni a riaprire le scuole, ma è anche una delle regioni di quel Sud che durante l’emergenza sanitaria ha troppo spesso dovuto chiudere i cancelli agli studenti, lasciandoli in una situazione di povertà educativa, e non solo. «La ripartenza delle scuole a pieno regime è il segno più evidente della ripartenza dell’Italia», dice Mattarella, ricordando che proprio il mondo della scuola «si è rivelato un potente antivirus», «l’argine più robusto ai comportamenti più distruttivi», «motore della trasformazione sociale», esempio di «solidarietà». Anche sul fronte dell’immunizzazione: spesso, nelle famiglie, ricorda,«sono stati i giovani a fare per primi i vaccini, anche quando i grandi tentennavano». E anche se per il Covid «la scuola è stata la prima a dover chiudere» ora, proprio grazie alle vaccinazioni, «questo non deve più accadere». Non a caso la campanella, quest’ anno, è accompagnata dalle note di «Torneremo a scuola», un motivo musicale nato da un’idea della Polizia di Stato che racconta le emozioni di chi si ritrova in classe. Questo non significa rinunciare all’eredità della Dad, che «ha contribuito, pur nella sua inevitabile incompletezza, a far crescere l’alfabetizzazione informatica nelle famiglie», ma anche a evidenziare «i divari di sviluppo tra le diverse aree del Paese». Mentre l’Amerigo Vespucci «saluta» da lontano la platea, composta anche da studenti di diverse province, da Pisa a Benevento, Mattarella insiste: «Non ci sarà sviluppo sostenibile senza una scuola votata alla solidarietà e all’innovazione, capace di trasmettere intensamente cultura, in grado di accrescere sempre più il sapere dei ragazzi come garanzia della loro stessa libertà». L’istituto Omnicomprensivo di Pizzo, che comprende anche istituto tecnico nautico e aeronautico, e che prepara i ragazzi ad un futuro nel mondo del lavoro, è un esempio fulgido di scuola che «cura le eccellenze». E dimostra anche quanto il Paese abbia bisogno di una «riforma della scuola tecnica e professionale», come ricorda il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: «Avevamo una sfida: riportare i docenti a scuola prima che arrivassero i ragazzi», grazie alle nuove assunzioni, «e grazie a tutto il personale ce l’abbiamo fatta. Anche noi abbiamo vinto la nostra medaglia d’oro», come il campione olimpico Marcell Jacobs che insieme a cantanti e attori ha partecipato alla cerimonia. Ma dato che non tutti gli istituti sono uguali, perché «soffriamo per ritardi antichi, qualche inefficienza, disparità e disuguaglianze», come sottolinea Mattarella, ci sono ancora criticità su cui lavorare, a partire dalla mancanza di insegnanti, soprattutto di sostegno. Ora le risorse ci sono: arrivano dall’Unione europea, da quel Pnrr che permetterà di affrontare le difficoltà con «continuità»: perché «le risorse impiegate per avere una scuola più moderna, per rendere più sicuri e funzionali gli edifici scolastici, per realizzarne di nuovi, per formare docenti preparati – ribadisce il presidente della Repubblica – sono l’investimento più intelligente e proficuo».