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Oggi pomeriggio faccia a faccia fra il capo dei 5 Stelle e quello del governo. Stretta di mano? I russi conquistano il Lugansk, gli ucraini bombardano. Marmolada, strage del ghiacciaio: troppo caldo

Oggi è il giorno del confronto a tu per tu fra Mario Draghi e Giuseppe Conte. Si vedranno alle 16,30 e in pochi scommettono che ci sarà una vera rottura. Ieri Il Fatto, ormai giornale house organ dei contiani, fissava quattro argomenti dirimenti: armi all’Ucraina, reddito di cittadinanza, salario minimo e termovalorizzatore di Roma. I famosi “paletti”, i punti fermi per un’eventuale ricucitura. Oggi lo stesso giornale di Travaglio rincara la dose e racconta che l’ex premier ha preparato ben sette cartelle di impegni e considerazioni da sottoporre al suo successore. Da parte sua Palazzo Chigi ha fatto sapere ai colleghi dei quotidiani che tutte le trattative sono possibili, tranne quella sulle armi all’Ucraina. Perché sui comportamenti internazionali e sugli impegni presi non si può tornare indietro. A mettere un paletto (antipatico per i 5 Stelle) è stato Dario Franceschini che, concludendo i lavori della corrente AreaDem a Cortona, ieri ha spiegato: se Conte rompe adesso la solidarietà del governo Draghi, il Pd si riterrà svincolato da ogni alleanza con i 5 Stelle alle prossime elezioni politiche. Ragionamento che non fa una piega e che toglie ogni reale prospettiva di sganciamento del Movimento dal governo. Vedremo come alla fine Giuseppe Conte gestirà questo passaggio. Soprattutto all’interno dei 5 Stelle, dove la spinta a rompere ed uscire dalla maggioranza è molto forte. Anche se la recente discesa a Roma di Beppe Grillo ha dato l’impressione di un mondo molto frammentato.

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