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Aggiornamenti del venerdì sulla pandemia. Oggi si decide definitivamente ma la Sicilia rischia di diventare “gialla”. La notizia è che l’80 per cento dei ricoverati non è vaccinato. La cronaca sul Corriere di Carlotta De Leo.

«Dopo due mesi ininterrotti di zona bianca, da lunedì la Penisola potrebbe tornare a rivedere il giallo. Lo deciderà oggi la cabina di regia sulla base del monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità che fotografa l’andamento dei contagi e la risposta del sistema sanitario. A rischiare di più è la Sicilia che già la scorsa settimana aveva evitato il giallo per un soffio. Ma sotto osservazione c’è anche la Sardegna, altra grande meta del turismo estivo. Ed è proprio all’arrivo in Sicilia di una moltitudine di vacanzieri da tutto il mondo che l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, attribuisce «la grande circolazione del virus» che il territorio sta pagando. Ma aggiunge subito dopo: «L’80% dei ricoverati non è vaccinato e quei cittadini oggi sono pentiti. Abbiamo il dovere di chiedere a chi non lo ha ancora fatto di vaccinarsi, perché la minoranza non può decidere le sorti di tutti». La Sicilia ha la percentuale più bassa di persone che hanno completato il ciclo vaccinale – il 55% contro una media nazionale del 62%- e, al contempo, il maggior numero di contagi di tutta Italia (1.097 quelli registrati ieri). Dai dati dell’Agenas, poi, i tre nuovi indicatori che definiscono il cambio di colore sono tutti al di sopra delle soglie critiche: l’incidenza dei casi ogni 100 mila abitanti sopra quota 150, i pazienti nei reparti ordinari al 20% (il limite è 15%) e i posti letto Covid in terapia intensiva all’11% (un punto in più del consentito). (…) Rischia ma dovrebbe restare in zona bianca la Sardegna dove ieri sono stati registrati 424 nuovi casi. Il problema riguarda i letti occupati in terapia intensiva (12%) mentre nei riparti ordinari sono il 14% (quindi al di sotto della soglia critica). A livello nazionale, il bollettino di ieri segna una discesa delle nuove infezioni (7.221, contro le 7.548 di mercoledì), a fronte però di 24mila tamponi in meno (220mila) e un indice di positività in aumento al 3,3%. I decessi sono 43: in totale dall’inizio dell’epidemia in Italia 128.957 persone hanno perso la vita per Covid. Cresce il numero dei posti letto occupati in terapia intensiva (503, +4 rispetto al giorno precedente) e nei reparti ordinari (4.059, +36). Un incremento, quello dei ricoveri, segnalato anche dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, anche se il dato nazionale rimane basso e quindi gestibile: i pazienti Covid occupano il 7% dei posti letto in area medica e il 6% in terapia intensiva. E nella mappa del rischio del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) anche la Campania diventa rossa oltre a Toscana, Marche, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna».

Fabrizio Caccia del Corriere della Sera intervista il presidente della Regione Veneto Zaia sul ritorno a scuola.

«Aspetto con ansia il 13 settembre, per noi veneti sarà il D-Day, la madre di tutte le battaglie. L’apertura delle scuole l’anno scorso per gli italiani fu un’esperienza dolorosa, stavolta però non si può fallire, dobbiamo evitare la Dad. L’obiettivo è scuola in presenza al 100 per cento, così ecco che già il 13 mattina ai ragazzi farò trovare i tamponi all’ingresso. È il nostro progetto insieme all’università di Padova, piace molto al generale Figliuolo (il commissario per l’emergenza Covid, ndr ) che ora pare intenzionato a replicarlo a livello nazionale…». Sarebbe? «Il piano delle scuole sentinella, una rete di decine di istituti sparsi in ogni provincia dove si monitora costantemente il livello di circolazione del Covid, facendo tamponi su tamponi, uno screening a tappeto. Abbiamo già comprato un milione di tamponi salivari molecolari in previsione del giorno della prima campanella per elementari, medie e superiori. Test per nulla invasivi, sarà come succhiare un lecca-lecca. Il generale Figliuolo credo ne abbia già disposto un maxi acquisto. Funziona così: tamponi salivari per scovare gli asintomatici e poi, in caso di positivi, tamponi nasali semplici per tutta la scuola. Una falange macedone contro il virus». Basterà? «No purtroppo, bisogna vaccinare ancora il più possibile, da un mese il Veneto consente l’accesso diretto agli hub senza prenotazione alla fascia 12-25 anni. E da due mesi agli over 60. É vero che adesso l’offerta di vaccini supera la domanda: così per convincere gli indecisi noi scriviamo a casa, spieghiamo, tante lettere contro le fake news, quelli che pensano ancora che insieme al siero t’ inseriscono sotto pelle un microchip. I risultati per fortuna cominciano a vedersi: il 78% dei veneti è già immunizzato, il 55% dei ragazzi tra i 12 e i 19 anni. Ma l’amara verità è che mi ritrovo oggi col 98% dei ricoverati nelle terapie intensive che non sono vaccinati. Altro che fake news. Ci vuole presto la terza dose». Davvero? «Sì, faccio un appello al governo. Se la scienza ci indicherà di seguire questa strada, bisogna agire subito e non partire a novembre-dicembre quando potrebbe essere troppo tardi. In Israele, negli Usa, hanno già iniziato con le terze dosi. Io ho un milione e 600 mila over 60 in Veneto e 30 mila anziani nelle Rsa, persone che hanno una risposta immunitaria più bassa rispetto ai giovani. Con il virus non si può scherzare, teniamoci stretta la mascherina».

Ritorno dalle vacanze di Andrea Marcenaro sulla prima pagina del Foglio, con la sua rubrica Andrea’s version dedicata a Claudio Borghi, già economista anti euro, oggi dedito alla causa No Vax:

«Onorevole Claudio Borghi, leghista: “Quando la coltre di silenzio che è stata ordinata sugli effetti avversi del vaccino tra i giovani non terrà più, non credo che basterà strillare ‘ nessuna correlazione’ per fermare chi cercherà giustizia. Io tiferò per gli inseguitori”. Perciò. Ogni mattina, in Africa, come sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa. Ogni mattina, in Africa, come sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. Ogni mattina, in Italia, come sorge il sole, l’onorevole Borghi si sveglia e sa che dovrà dire una cazzata più di Agamben o arriverà secondo».