Sponsor by

Paolo Mastrolilli su La Stampa racconta la terribile storia di una campionessa olimpica, Simone Biles, che invece non è riuscita a esprimersi a Tokyo, perché vittima delle molestie del suo dottore.

«Quella notte ho pensato che sarei morta, perché non c’era alcuna possibilità che mi lasciasse andare». Sono servite parole come queste, pronunciate da McKayla Maroney con la voce rotta, o magari le lacrime di Simone Biles, per spiegare all’America l’orrore che ha tollerato quando ha chiuso gli occhi sulle molestie sessuali del dottor Larry Nassar, durate anni, contro le ragazze della nazionale di ginnastica. Campionesse straordinarie, certo, ma anche giovani incapaci di difendersi, e soprattutto tradite dal sistema che avrebbe dovuto proteggerle. La speranza ora è che tutto questo dolore serva a capire le dimensioni del fenomeno. La storia di Nassar è ormai passata in giudicato. Era il medico della nazionale di ginnastica, e ne approfittava per abusare le atlete con la scusa di curarle. L’episodio raccontato da McKayla risale a quando l’aveva accompagnata a Tokyo per una competizione: «Mi aveva dato pillole per dormire, e quando mi sono svegliata ero sola nella sua stanza». Lei era nuda, lui le era salito sopra. Sono centinaia le ragazze che lo hanno denunciato, e la sua colpevolezza è stata riconosciuta dai tribunali, che lo hanno condannato ad una pena minima di 40 anni di prigione e massima di 175, ossia all’ergastolo. Anche sul piano civile le cause dovrebbero presto finire, perché il mese scorso a Indianapolis la federazione USA Gymnastic ha accettato un accordo per compensare le vittime con 425 milioni di dollari. Quello che ancora manca, però, è capire come tutto ciò possa essere accaduto, perché nessuno è intervenuto per fermarlo, e cosa bisogna fare adesso per evitare che si ripeta. A questo scopo la Commissione Giustizia del Senato ha tenuto ieri un’audizione, dove con Maroney sono intervenute Biles, Aly Raisman e Maggie Nichols. Una montagna di medaglie olimpiche, che però non è servita a proteggerle dagli abusi. La cosa più grave, però, è che McKayla aveva denunciato tutto nel 2015, ma l’agente dell’Fbi con cui aveva parlato, Michael Langeman, l’aveva liquidata così: «Tutto qui?». Erano passati altri 17 mesi prima che facesse denuncia e qualcuno intervenisse. E Larry nel frattempo era andato tranquillamente avanti, molestando almeno altre settanta ragazze. «Sia chiaro che io – ha detto Biles faticando a trattenere le lacrime – condanno Nassar, ma anche l’intero sistema che ha consentito e perpetrato il suo abuso». Biles era la grande favorita nella ginnastica artistica alle Olimpiadi di Tokyo, puntava a vincere 8 medaglie, ma dopo i primi volteggi ha lasciato la competizione a squadra e quella individuale: «Senza la testa il corpo non risponde e ti mette in pericolo», ha detto. Il direttore dell’Fbi, Wray, ha chiesto scusa e ha detto di essere «furioso» per il comportamento del suo Bureau. Michael Langeman, il primo agente assegnato al caso nella sede di Indianapolis, è stato licenziato. Jay Abbott, altro uomo dell’Fbi implicato, che mentre indagava chiedeva un lavoro al presidente di USA Gymnastic Steve Penny, è andato in pensione nel 2018. Troppo poco, perché il mondo intorno è rimasto uguale, come ha dimostrato l’attrice Angelina Jolie incontrando i senatori per pregarli di riautorizzare la legge sulla violenza contro le donne Violence Against Women Act».

Sponsor by