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Nella notte tra lunedì 21 e martedì 22 marzo sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto ministeriale e il decreto legge «Misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina» contenenti le norme che ne riducono il prezzo e la riduzione delle accise sui carburanti, che entrano in vigore da oggi. Il taglio dei prezzi, invece, partirà da domani e durerà un mese.

Il decreto prevede uno sconto di 25 centesimi al litro per benzina e diesel, (che inizialmente veniva ipotizzato di soli 10 centesimi), e per il gpl solo 8,5 centesimi, questo sconto non accontenta però i consumatori, che criticano sia l’importo insufficiente a colmare il divario con gli aumenti subiti, sia la durata di soli 30 giorni. Ed è già arrivata, dura, la reazione delle società che distribuiscono e stoccano i carburanti. Assopetroli e Assoenergia spiegano che con il taglio delle accise i carburanti già immagazzinati con la vecchia accisa saranno venduti con la riduzione e quindi «subiranno una fortissima svalutazione rispetto al prezzo di carico» con un «danno enorme per il settore distributivo» che annuncia — se non ci saranno indennizzi — una mobilitazione. Ma va anche segnalato che, se in Sardegna la protesta dei Tir è al sesto giorno, gli autotrasportatori di Fai e Conftrasporto hanno deciso di «congelare» il blocco in programma per il 4 aprile. Le misure adottate valgono nel complesso 4,4 miliardi, ma questo non basta a frenare un vero e proprio coro di critiche, più o meno aspre. Dalle imprese ai sindacati, dai consumatori ai partiti, tutti chiedono di più. Anche nella maggioranza. Il leader del Pd, Enrico Letta plaude alle scelte ma dice che bisogna essere pronti ad ulteriori misure. La tassazione straordinaria degli extra-profitti sarà del 10%. «Tratterremo una quota del margine tra operazioni attive a fini Iva e operazioni passive a fini Iva» con riferimento all’ultimo semestre dell’anno scorso, ha spiegato il ministro dell’Economia, Daniele Franco. L’articolo 37 prevede, all’ultimo comma, l’obbligo per tutte le aziende soggette al contributo di comunicare mensilmente i prezzi di acquisto e di vendita dei loro prodotti all’Antitrust che, in collaborazione con la Guardia di finanza potrà intervenire «al fine di evitare, a tutela del consumatore, indebite ripercussioni sui prezzi al consumo». Questo sistema di monitoraggio stretto resterà in vigore dal 1° aprile al 31 dicembre 2022. Dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto Assoutenti spiega che i prezzi di benzina e gasolio devono scendere subito. L’associazione si dice pronta ad iniziative legali contro i distributori ribelli. «Siamo pronti a chiedere l’intervento dei Prefetti in tutta Italia se i gestori delle pompe non si adegueranno alle nuove disposizioni che hanno validità immediata ed entrano in vigore oggi – afferma il presidente Furio Truzzi –. Ogni minuto di ritardo nel taglio dei prezzi alla pompa costa infatti milioni di euro agli italiani e produce un danno a consumatori e imprese». L’associazione ha chiesto un incontro urgente col Garante dei prezzi volto a valutare le misure da adottare nei confronti degli inadempienti. «Così come i distributori nelle ultime settimane hanno immediatamente alzato i prezzi alla pompa nonostante i carburanti venduti ai consumatori fossero stati acquistati a condizioni più favorevoli, allo stesso modo devono far scendere subito i listini di benzina e gasolio anche se acquistati a tassazione piena», aggiunge Truzzi. Il decreto Energia prevede anche una norma finalizzata ad aiutare i lavoratori che usano mezzi propri per arrivare sul luogo di lavoro: i buoni benzina, fino a 200 euro, che i datori di lavoro daranno ai propri dipendenti non concorreranno al reddito, quindi non saranno tassati. Anche perché si è verificato un aumento sul mercato di quasi 20 centesimi al litro solo negli ultimi giorni. Un divario esorbitante rispetto al mese di febbraio che già arrivava da una preoccupante dinamica rialzista del prezzo di benzina, gpl e diesel cominciata a fine estate. L’intervento trova Confindustria critica confrontando le scelte italiane rispetto a quelle di Francia e Germania. L’impostazione non sarebbe strutturale contro il caro energia che rischia di bloccare intere filiere. Ieri le confederazioni di Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna hanno chiesto un tetto ai prezzi delle materie prime importate. Una scelta in discussione a Bruxelles. Ieri le quotazioni del petrolio sono salite del 7,09% a 112,12 dollari al barile. Una dinamica esacerbata dagli attacchi ai pozzi in Arabia Saudita, maggior produttore al mondo di greggio, che ha detto di non ritenersi responsabile per «qualsiasi carenza di forniture di petrolio ai mercati globali»

 

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