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Nel nuovo governo ci sarà un ministero ad hoc, ma il tema è il cuore del recovery plan o meglio del next generation EU, il piano straordinario introdotto dall’Unione Europea per far fronte alla crisi scatenata dal Covid. Parliamo della transazione ecologica, oggi di grande attualità per le vicende politiche ma che in realtà dovrebbe essere un argomento centrale già da tempo. Il famoso recovery plan è stato promosso in occasione della crisi scaturita dal Covid ma gli obiettivi sono ben precisi. I fondi saranno concessi ai paesi membri dell’UE a condizione che siano destinati a due obiettivi: il raggiungimento della neutralità nelle emissioni di CO2 entro il 2050 e lo sviluppo della Digital Economy.

Più nel dettaglio l’Europa chiede di investire almeno il 37 per cento dei fondi alla transazione ecologica e almeno il 20 per cento a quella digitale. La transazione ecologica prevede un allontanamento dall’utilizzo di combustibili fossili da una parte e una crescente efficienza energetica dall’altra, accompagnato dall’implementazione di economie circolari in diversi settori. Le linee guida dettate dall’Europa non mirano solo a perseguire ideali ambientalisti ma vogliono trasformare la lotta ai cambiamenti climatici in opportunità per una nuova crescita economica e la creazione di nuovi posti di lavoro. Non parliamo solo di green economy, poiché l’Europa ha una profonda necessità di ritrovare un’indipendenza tecnologica e questa passa dalla trasformazione digitale. I paesi dell’UE devono investire nella formazione, in particolare STEM, nella riqualificazione professionale, nella digitalizzazione della pubblica amministrazione. E anche in questo caso in paesi come l’Italia c’è bisogno di tanti soldi per riformare istruzione, pubblica amministrazione, incentivare la digitalizzazione delle aziende private.

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