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È un evento sportivo, ma i titolisti e i grafici dei giornali si sono eccitati per la foto della vittoria di un ciclista italiano nel fango alla Parigi-Roubaix. Foto simbolo pubblicata quasi ovunque e che ha suscitato metafore e congetture, nella giornata del silenzio elettorale. Maurizio Crosetti per Repubblica.

«Sonny il ciclista si solleva dal fango come un golem e va a vincere la Parigi-Roubaix, che è la corsa delle corse dai tempi Coppi e Bartali, è l’Everest, è il sogno, la Balena Bianca che ogni corridore cerca di catturare nei sette mari di pozzanghere e pietra della sua vita. L’ultimo memorabile atleta di questa stagione azzurra che non dimenticheremo mai, dall’Europeo di Wembley fino al pavé di Roubaix passando per Tokyo, è Sonny Colbrelli che arrivava sempre secondo, 36 volte addirittura in carriera, e che nella prima domenica d’autunno precipita tra noi come un meteorite o un brontosauro, creatura antica e per questo modernissima. Trionfa come gli eroi del ciclismo omerico, sporchi e feriti, sofferenti e fieri, solitari e astuti: gli “altri tempi” sono dunque rimasti qui, e ci scaldano il cuore. Guardate la fotografia dei tre ciclisti all’arrivo: sembrano l’Esercito di terracotta dell’imperatore Qin Shi Huang, i guerrieri che dovevano servirlo e difenderlo anche nell’Aldilà. Corridori senza volto, calchi di polvere dove soltanto le labbra sembrano mantenere sostanza umana e tremano, rosee, nella gioia e nella sventura, increspandosi nel sorriso di Sonny e nella smorfia degli altri due, i battuti. La dinamica della corsa sembrava fatta apposta per un altro pazzesco giorno italiano. La trama, nulla di più perfetto: c’è un azzurro in fuga, si chiama Gianni Moscon, eccolo che s’ invola ma poi fora una gomma, quasi lo raggiungono, cambia la bici, riparte, forse ce la farà ma poi cade, si abbatte sulle pietre, si rialza, è distrutto, resiste ancora, lo riprendono, lo staccano. Povero figlio. Ma il racconto prevede a questo punto che uno degli inseguitori sia proprio Sonny il perdente, Sonny l’eterno secondo. Nel suo orizzonte di polvere già scorge la sagoma ingobbita di Moby Dick. Che spreco di tempo, la nostalgia, se il presente è più commovente e amabile di tutti i nostri ieri. Inutile rimpiangere il passato, quando questo ritorna girando come ruota di bicicletta. Ecco un’altra lezione dello sport: la bellezza e l’emozione possono non finire mai, percorrono epoche remote transitando a pazza velocità verso il futuro, e che bello quando questo succede a cavallo di una bici che nonostante tecnologie spaziali è sempre la stessa da quando l’uomo ne ha memoria, due ruote, un telaio, un manubrio, una sella, i pedali, i freni, forse perché anche l’uomo in fondo è sempre lo stesso. I campioni di oggi sono i fratelli di sangue degli eroi di ieri, e tutto scorre come acqua di fonte in un eterno adesso. Sonny ha semplicemente fermato il tempo per regalarlo a noi tutti. Infatti a bordo strada, nell’erba di Roubaix, sventolava una bandiera e sopra c’era una parola soltanto, “merci”, grazie. A quel punto, Sonny era già inginocchiato a terra e piangeva di felicità. Il suo volto di fango l’avrà riconosciuto solo la mamma».

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