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Il presidente ucraino da Vespa oltraggia la via Crucis del Papa, sostenendo che c’erano bandiere. Ma non è vero. La Finlandia entra nella Nato. Gazprom chiude il rubinetto. Si ri-parla di culle vuote

La neutralità non è più una virtù. Per la mia generazione, cresciuta “sotto l’ombrello della Nato”, la Finlandia è stata a lungo il Paese della pace. Della neutralità. Del disarmo. Del superamento dei blocchi di Yalta. In un mondo che, prima del 1989, era costretto dalla decisione unilaterale dei capi di un sistema senza democrazia e senza libertà di erigere il muro, Helsinki era la capitale della speranza. Quella capitale ha rappresentato per decenni il dialogo, la cooperazione, la forza della politica. La nuova premier socialdemocratica di quel Paese, Sanna Marin, ha invece annunciato che ora la Finlandia chiederà di entrare nella Nato. Finisce un mondo e ne comincia un altro. Come titola oggi Avvenire, un mondo che appare “a blocchi più contrapposti”.

Si è tanto criticata l’intervista del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov a Rete 4, per le menzogne sugli ebrei di cui poi si è dovuto scusare Vladimir Putin con Israele. Ma il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ieri da Bruno Vespa, questa volta su Rai Uno, ha compiuto, anche lui indisturbato, un atto di falsificazione e di disinformazione, non tanto diverso da quello di Lavrov. Zelensky attaccando papa Francesco e la via Crucis al Colosseo ha infatti sostenuto che le due donne, ucraina e russa, che hanno camminato insieme, portavano la bandiera dei loro Paesi. Non è vero. Non c’erano bandiere, solo la croce. Chiederà mai scusa? Oggi è il 13 maggio: 41 anni dopo l’attentato di piazza san Pietro verrebbe da dire che il Papa è sempre nel mirino dei potenti.

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